Modena-Brennero con fermata a L’Avana.

Non sono mai riuscito a trovare motivazioni valide sul perché scrivo e di conseguenza realizzo un albo a fumetti, certo, si finisce per dire sempre che si è letto un libro, visto un film, magari letto addirittura un altro fumetto, ma il più delle volte è per semplice comodità e, alla fine, a queste motivazioni finiamo per crederci realmente.
Nel caso specifico è vero che un estate di qualche anno fa, torrida come poche, in viaggio per una vacanza sulle Dolomiti, fermandomi ad un autogrill sulla Modena-Brennero “inciampai” in uno di quei cesti pieni di libri a metà prezzo e dal cui contenuto ne uscì uno che parlava della rivoluzione cubana e, alla sola vista della copertina, nacque l’impulso di realizzare qualcosa sull’argomento.
Che fantasia!
E’ tutto vero, per carità, ma a distanza di tempo, non ne sono più così tanto sicuro.
Di fatto è nata così la mia serie Hasta la Victoria!, il cui primo episodio è uscito con il titolo Cuba 1957 per Mosquito Editions in occasione dell’ultima Angouleme (in Italia dovrebbe uscire alla prossima Lucca).

La cover del volume

1045 pagine della biografia di Che Guevara, articoli, opuscoli, e la consultazione di decine di siti internet, uno sguardo su realtà mai conosciute, l’apertura di squarci attraverso contesti storici mai analizzati, ed allora ho capito che il frutto di certe intuizioni non è casuale e, almeno di questa, ne ho forse capito l’origine, ripeto, forse….
E sono contento di questa improvvisa consapevolezza, perché certe considerazioni attribuiscono un motivo alle nostre azioni, giustificandole e, in altri casi, dandogli perfino un senso, anche a uno come me che, distaccato e disimpegnato quanto basta sulle cose come sono sempre stato, ho sempre pensato che il mio lavoro non fosse così “serio” come, ad esempio, quello di un commercialista.
Mi sbagliavo, è serio pure il mio.

Sto divagando.

Cuba: la rivoluzione è alle porte anche se nella sua capitale nessuno sembra ancora crederci realmente, il dittatore Fulgencio Batista controlla tutti i gangli del potere con pugno di ferro, la mafia controlla i Casinò ed il gioco d’azzardo, l’America invece, tutto il resto.
In un contesto del genere su un cargo portoghese arriva nel porto de L’Avana un marinaio italo-corso, si chiama Nero Maccanti, livornese come me, e da qui inizia la sua avventura, insieme a quella di molti altri personaggi.
E di questo non vi dico altro, anche perchè molte curiosità potrete andare a vederle sul sito : www.stefanocasini.itche anche se sembra il mio, è invece quello ufficiale della serie sì, è vero, questa volta ho voluto esagerare.

Non posso fare a meno di considerare che tutte le vicende dell’intera serie si muovono avendo come sfondo le gesta di uomini che, partendo in 12 ed armati unicamente di carabine, fucili e dei loro ideali, riuscirono a combattere e vincere un esercito di decine di migliaia di soldati, armato dalla più grande potenza del mondo, che disponeva delle armi più moderne: bazooka, autocarri, carri armati e perfino dell’aviazione. Detto così sembrerebbe perfino frutto di una fervida fantasia, un plot perfetto per qualsiasi racconto, se non fosse che per quell’improbabile finale poco realistico: riuscirono a vincere.
Ed invece è storia.

Questo è un punto di partenza indiscutibile, poi c’è il tempo, i fatti contingenti, gli uomini, il cammino della storia e, in questa logica molto può anche cambiare, ma non il concetto secondo il quale i nostri ideali uniti alla consapevolezza di quello che rappresentano, possono esprimere una forza irrefrenabile, una spinta a qualsiasi cambiamento, un’energia propulsiva.
Basterebbe crederci.

Torno a divagare.

Quello che vedo intorno a me non mi piace, sono molte le cose su cui avrei da ridire, ma finirei per essere polemico ed oggi, il polemista non è visto di buon occhio, porta sfiga, dicono. Bisogna essere ottimisti, bisogna guardare il futuro con speranza ed il sorriso sulle labbra, sembra che, con atteggiamenti simili, si finisca per cambiare la realtà. Ma, sarò eccessivamente pragmatico, ma ho l’impressione che ci voglia altro…
Tuttavia, io più che sorridere scrivo e disegno (oggi anche con la consapevolezza di valere almeno quanto un commercialista), non ho certamente la pretesa di cambiare la realtà, ma esercitando l’unica cosa che so fare, almeno mi tolgo lo sfizio di fare il polemista sotto mentite spoglie, sempre sperando che, anche così facendo, non porti sfiga.
Se poi voi volete ridere, che volete che vi dica: ridete!