Dal letame nascono i fior… La via del nero

La natura ha delle regole ben precise, e in base a queste regole ogni momento dell’anno ha i propri frutti. C’è la stagione delle fragole di Metaponto e quella delle pesche nettoline, stagioni di abbondanza e stagioni in cui occorre tirare la cinghia. Certo la mano dell’uomo e la voglia di poter avere un certo prodotto tutto l’anno hanno fatto miracoli, ma la persona esperta diffida di queste primizie fuori stagione, capisce che questi non potranno avere un buon sapore e aspetta con pazienza il momento giusto per poter gustare pienamente i frutti della terra.

Il mondo dell’intrattenimento sembra avere regole simili. Ci sono momenti in cui i semi piantati con sapienza anni prima danno i loro frutti e tutto assieme vediamo germogliare un nuovo modo di raccontare e di divertire. E quella che stiamo vivendo in questi mesi sembra essere una stagione particolarmente ricca per un genere che da diverso tempo sembrava spento, un genere dove il confine tra il bene e il male è molto sottile e anzi a volte neppure esiste, un genere che sembrava aver detto tutto già da diversi decenni, ma che invece proprio in questi caldi mesi estivi si ripropone con una forza e con una energia veramente invidiabili.
Stiamo parlando del Noir, questo mondo perennemente avvolto nelle tenebre, dove la violenza è il pane quotidiano, dove il sangue scorre a fiumi, dove gli unici odori sono quelli della polvere da sparo e dell’alcol… Qui gli eroi non esistono, e se ci sono difficilmente arrivano vivi ai titoli di coda. A farla da padrone sono sbirri corrotti, gangster sanguinari, detective da quattro soldi…

Sin City, di Frank MillerI frutti più alti, quelli visibili a tutti sono rappresentati da Sin City che, dopo averci regalato una delle migliori trasposizioni fumettistiche sul grande schermo di sempre, si riaffaccia nuovamente nelle edicole italiane uscendo dal “ghetto” dei super appassionati per conquistare, speriamo definitivamente, il grande pubblico e il grande vecchio Diabolik (non un Noir in senso stretto, ma comunque un fiero rappresentante del lato oscuro del fumetto) che oltre a vivere un periodo di ottima forma fumettostica si propone come testimonial pubblicitario e come star di videoclip musicali.
Ma è andando a cercare nel sottobosco, dove l’humus rende il terreno ancora più fertile, che possiamo trovare altre incredibili frutti dal gusto forte e deciso.

Detective dante, numero 1 – Eura editorialeA cogliere l’attimo ci pensa l’Eura che, affidandosi al fiuto della premiata ditta Recchioni e Bartoli (già artefice del successo John Doe), propone Detective Dante una miniserie di 24 numeri in formato bonellide che miscela piombo e sangue con una spruzzata di surreale. Il risultato per quel poco che si è visto finora sembra forse troppo leggero e meno coinvolgente del già citato John Doe, ma per un prodotto strutturato per svolgere il proprio compito nell’arco di due anni questa manciata di albi sono probabilmente troppo pochi per emettere un giudizio. Rimane comunque il segno di questo editore sempre più deciso a puntare su questo formato e sulla distribuzione in edicola.

Un sapore forte come un whisky sapientemente invecchiato lo possiede la riproposta, o forse meglio rimasterizzazione, di una miniserie apparsa in edicola forse troppo presto, e per questo dimenticata bollata come epigona delle prime esplosive opere cinematografiche di Quentin Tarantino, diversi anni fa opera del talento di due giovani autori. Questi giovani autori, Diego Cajelli e Luca Rossi, oggi sono due star bonelliane e quella loro opera, Pulp stories, rivede la luce in uno splendido volume da libreria nel momento giusto per essere apprezzata.

Alta Criminalità Il meglio del noir italiano a fumetti, Oscar MondadoriA marchiare a fuoco il momento ci pensa poi la Mondadori che raccoglie in Alta Criminalità, un volume curato da Tito Faraci nuove e vecchie storie di autori come Recchioni e Cajelli (questi tre nomi sempre più fondamentali nel panorama fumettistico italiano attuale), con altre realizzate dalla collaborazione di affermati scrittori di genere come Carlo Lucarelli, Wu Ming e Sandrone Dazieri con disegnatori dal tratto graffiante e accattivante. Il risultato è molto eterogeneo e mostra come questo movimento non sia un fuoco di paglia, ma abbia invece solide radici su cui far germogliare nuovi e gustosissimi frutti.

E anzi sembra voler indicare una via molto precisa, una via che gli editori italiani, per pigrizia o per scaramanzia, sembrano proprio non voler percorrere: quello di una serie popolare ambientata finalmente in Italia. Le storie raccolte nel volume Mondadori stanno lì a dimostrare che nella nebbia della val padana, nei paesini del meridione, nell’hinterland delle grandi città settentrionali c’è tutto un immaginario pubblico, quasi totalmente ancora inesplorato, su cui poter costruire grandi storie senza dover ricorrere alle macchiette che sembrano dover obbligatoriamente accompagnare ogni racconto ambientato nel Bel Paese.
Se questo tabù verrà sfatato lo scopriremo solo con il tempo.

E la Sergio Bonelli Editore? Tranquilli, la storica Casa Editrice milanese, si sa, preferisce far maturare i suoi frutti con calma, ma già si mormora che il prossimo suo nato potrebbe muovere i propri passi nelle strade polverose di qualche stretto vicolo di città…
Ma di questo ne riparleremo quando sarà il momento giusto.